Il nuraghe Palmavera è classificato dagli archeologi come un nuraghe "complesso", ossia composto da diverse torri unite tra loro.
Si trova nella Sardegna settentrionale, lungo la strada che da Alghero porta alla baia di Porto Conte.
La torre principale risale alla prima fase (xv-xiv secolo a.c.) e conserva la camera centrale coperta a tholos e realizzata con pietre in calcare. La torre è di tipo arcaico, con ingresso privo di anditi laterali e nicchie appena accennate nelle pareti della camera principale. Dovevano essere presenti anche alcune capanne all'esterno del nuraghe.
Nella seconda fase (prima metà del IX secolo a.c.) venne aggiunta una seconda torre e rifasciata la torre precedente, in blocchi di arenaria. Le due torri comunicano tramite un cortile interno e un corridoio con nicchie. Venne inoltre realizzata la capanna delle riunioni, fornita di un sedile in pietra che corre lungo tutto il perimetro, interrotto da una vasca realizzata con lastroni in pietra, di incerta funzione, e da un sedile rotondo in pietra per il capo, con accanto una nicchia nella parete. Al centro della capanna, su un altare circolare, si trova un modellino di torre nuragica in arenaria (l'originale è al Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna di Sassari, sostituito in loco da una copia). In quest'epoca vennero inoltre costruite altre capanne nel villaggio, di maggiori dimensioni.
Il villaggio venne distrutto da un incendio probabilmente alla fine dell'VIII secolo a.C. e successivamente fu sporadicamente frequentato in epoca punica e romana, come attestano alcune ceramiche rinvenute.
I primi scavi vennero condotti nel 1905 da Antonio Taramelli, coadiuvato da Filippo Nassardi. Il villaggio venne riportato alla luce negli anni 1961-1963 ad opera di Guglielmo Maetzke , contemporaneamente ad interventi di restauro sui resti del nuraghe. Altri scavi nel complesso nuragico si sono svolti a cura di Alberto Moravetti negli anni 1976-1977, 1979 e 1986-1991.
Le alture circostanti il sito erano difese da nuraghi monotorre, alcuni dei quali ancora oggi in buono stato di conservazione.
Molti dei reperti rinvenuti durante gli scavi, effettuati negli anni sessanta, sono esposti nei musei archeologici di Cagliari e di Sassari.